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Devecchi: "Sassari? Da dirigente ho ancora tanto da imparare"

03 Apr 2025 - 11:30

Avendo compiuto ieri 40 anni, il Direttore Generale della Dinamo Sassari Giacomo "Jack" Devecchi ha parlato a La Nuova Sardegna, raccontando i primi 14 mesi da dirigente dei sardi: "Dal giorno in cui mi sono ritirato non ho letteralmente più preso in mano una palla da basket, ma quando sono a bordo campo a vedere le nostre partite ho dentro un'adrenalina simile a quella che sentivo quando giocavo. Via da Sassari da giocatore? Dopo un paio di stagioni in Legadue con la Dinamo mi arrivò una bella offerta da Veroli (estate 2008), che puntava decisa alla promozione. Stavo per accettare, poi mio zio Vittorio Gallinari, che è sempre stato il mio agente, mi consigliò di restare. Fu un momento da slinding doors incredibile: quella stagione facemmo un gran campionato, arrivammo ai playoff e in finale battemmo proprio Veroli. Da quel momento in poi la crescita del club è stata vertiginosa. Rimpianti? Potrei dire il secondo scudetto (2018/19), scappato solo in gara7 della finale, ma è un bilancio straordinariamente positivo, non posso avere recriminazioni. Emozioni più memorabili? Sono tante, ma è abbastanza facile scegliere. La più forte in assoluto, come una scossa elettrica, è arrivata nel momento in cui Drake Diener, con la maglia di Reggio Emilia, ha sbagliato la tripla all'ultimo secondo e siamo diventati campioni d'Italia. Una sensazione indescrivibile. Poi i trionfi, tutti. Il podio dello scudetto, le coppe Italia, la coppa europea alzata da capitano. Tutti traguardi che sognavo, ma quando ci arrivi poi è tutto diverso, ancora più bello. Le difficoltà di questa stagione, viste da fuori? Magari durante la settimana sono più concentrato sul lavoro, ma poi la partita la sento tanto. E ora dopo queste 3 vittorie la vivo molto meglio. Da dirigente ho ancora tanto da imparare ma come manager sono ambizioso e determinato come quando ero un giocatore. Mi è stata data la possibilità di ricoprire ruolo importante, so che c'è tanta strada da fare ma vorrei rivivere da dirigente le emozioni che ho provato un decennio fa in campo".

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