Il coach della capolista solitaria non si sbottona sulla possibile sostituzione di Tibor Pleiss: "Non ci serve una figurina per fare numero"
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"Io non voglio fare proclami, deve parlare il campo. Conosco la forza della mia squadra e le ambizioni del mio presidente": l'intervista rilasciata da Jasmin Repeša al Corriere dello Sport non poteva non accennare al sogno che una regione intera sta cullando da diverse settimane. Giocarsi lo scudetto con Trapani sarebbe una conquista memorabile anche per un coach come il 63enne di Čapljina, che ha già vinto 10 campionati e altrettante coppe nazionali in carriera.
Farlo a Trapani avrebbe un sapore speciale. Un sapore "di mare e di grande entusiasmo. A inizio stagione ero convinto di avere tra le mani un grande gruppo: dopo 23 giornate, in vetta, solitari, da neopromossi, era inimmaginabile. Ho 63 anni e tanta esperienza: dobbiamo tenere i piedi per terra. Qui al Sud non è facile contenere le emozioni: si passa dall'esaltazione alla depressione in un attimo, a seconda dei risultati".
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L'ex coach di Fortitudo, Virtus Roma, Olimpia Milano, Treviso e Pesaro - solo per rimanere alle esperienze in Italia - individua proprio nel momento peggiore della stagione granata il punto di svolta: "La chiave? Assorbire il brutto momento dopo l'eliminazione in Coppa Italia e sfruttare il grande carico di fatica che le coppe impongono alle altre. Quello che non uccide fortifica. Durante la partita (quarto di finale di Frecciarossa Final Eight con Trieste) abbiamo avuto i problemi fisici di Petrucelli e Robinson. Abbiamo eseguito male quella rimessa, può succedere: ha fatto male uscire in quel modo. Ho chiesto ai ragazzi di compattarsi e riflettere".
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Un'annata dal rendimento altissimo, con prestazioni individuali e di squadra già entrate nella storia della Serie A, ma non priva di ostacoli. Uno dei più evidenti? La rinuncia a Tibor Pleiss: "Prenderemo qualcuno se si presenterà l'occasione di portare a Trapani un elemento di grande qualità. Non ci serve una figurina per fare numero. Il turnover diventerebbe giustificabile con l'ingresso di un fuoriclasse".
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Le parole del coach trapanese, lasciando il parquet a confermare la sua presa sul roster, spalancano una finestra anche sull'evoluzione che anche un decano come Repeša sta vivendo: "Sono sempre convinto che una buona difesa regali alla lunga risultati importanti. Però la gente si diverte con questo gioco fatto di grande velocità e tanti possessi: noi allenatori maturi dobbiamo adeguarci. Il nostro compito è dare la libertà ai giocatori e cercare di metterli al posto giusto. Sono sempre meno quelli che possono ricoprire due o tre ruoli: c'è meno qualità in alcuni singoli. Si insiste sempre meno, quando sono giovani, sui fondamentali. C'è poca pazienza. Vogliono arrivare subito e mettere in sicurezza la carriera con un bel contratto senza completare il bagaglio tecnico".
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Se il futuro a medio termine della pallacanestro del Vecchio Continente preoccupa parzialmente Repeša - "NBA in Europa? Regnerà ancora più confusione. Già abbiamo troppe competizioni, ci manca la NBA. Vero che comanda il business, ma rimpiango i tempi in cui giocavi per lo scudetto, la Coppa dei Campioni e la Korac" -, quello più immediato è invece pieno di motivazioni: "Trasferta a Sassari (sabato 29, ore 20)? Partita difficilissima. Avremo un calendario complicato ma stimolante (trasferta con Tortona, Treviso e Venezia in casa, trasferta a Napoli, chiusura con Milano e a Bologna). Tante squadre vogliono essere protagoniste: Trapani vuole arrivare fino in fondo".