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Tonali: "Vado nelle fabbriche per parlare a chi ha bisogno di aiuto contro la ludopatia"

Il centrocampista del Newcastle si racconta a U La Repubblica: "Non ho avuto il telefonino per 6 mesi. Coi social il rapporto è minimo"

26 Feb 2025 - 10:34
 © Getty Images

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"Non è esagerato parlare di una prima e di una seconda vita. Oggi sono diverso". Parola di Sandro Tonali che, dopo che la sua carriera e la sua vita sono finite nel buco nero delle scommesse, si è ricostruito completamente in Inghilterra. Il centrocampista della Nazionale e del Newcastle racconta la sua nuova vita su U La Repubblica dopo i 18 mesi di squalifica, di cui 10 sul campo e il restante in pene alternative, tra cui incontri pubblici per sensibilizzare sul tema. "Vado nelle fabbriche per parlare a chi ha bisogno di aiuto per uscire dalla ludopatia - ha spiegato - A Newcastle, in una fabbrica che produce coperture per i tubi del gas nell’oceano. Ci sono andato perché in Inghilterra il gioco d’azzardo è molto diffuso. C’è stato chi mi ha detto, a diversi mesi dalla squalifica: 'Ho smesso di scommettere per quello che è successo a te'. Erano ludopatici da anni".

Tonali racconta di quanto sia stata importante l'Inghilterra nella sua guarigione. "Compagni e allenatore mi hanno sempre tenuto dentro, come staff e dirigenza. I tifosi del Newcastle e quelli avversari non mi hanno mai giudicato. Qui rispettano i problemi di tutti, non calcano la mano e cercano di aiutarti - ha aggiunto -. L’aiuto più grande me l’hanno dato il professore Gabriele Sani, primario del reparto di psichiatria dell’ospedale Gemelli di Roma, i miei familiari, Giulia, Andrea Romeo e la sua famiglia che sono qui accanto a me, i miei procuratori Marianna Mecacci e Giuseppe Riso. Questa situazione ha rinsaldato il rapporto".

Un passaggio fondamentale è stato l'abbandono forzato del telefonino, lo strumento cui era perennemente attaccato per scommettere compulsivamente: "Nell'ultimo anno non l'ho avuto per 6 mesi. Certo ho provato un senso di libertà: la sensazione di essere a posto anche senza". Adesso che ha riavuto il suo smartphone, per il 24enne centrocampista è cambiato tutto nel suo utilizzo: "Prima non potevo fare da stanza a stanza, oggi lo prendo quando esco di casa e lo lascio rientrando. Lo riprendo solo se mi chiamano mamma, papà o qualche mio familiare. E coi social il rapporto è minimo".

A distanza di mesi, Tonali si sente un'altra persona: "Non è esagerato parlare di una prima e di una seconda vita. Il mio stile di vita era negativo. Ero chiuso con tutti e questo mi faceva cambiare comportamento: anche con le persone che mi volevano bene e alle quali volevo bene. Ero così sia al campo di allenamento sia a casa, con amici e familiari. Oggi, per fortuna, sono diverso. Scommettere è diventata un'abitudine a 17-18 anni. E la normalità quando ha cominciato a prendermi tanto tempo. Il fatto che fosse online mi oscurava da tutto, mi chiudevo nel mio guscio".

Il problema principale quando si vive una situazione come la sua è accorgersi e riconoscere di essere ludopatico. "Credo in realtà di non avere mai avuto la consapevolezza della dipendenza. Quando una persona si ritrova in una situazione del genere, è difficile chiederle se è malata. È stato un lavoro di recupero difficile. Non potevo prendere farmaci specifici, perché col 95% di quelli sarei risultato positivo all'antidoping, così è stato tutto un percorso mentale: durato mesi, con psicologo e psichiatra".

Sulle voci che lo volevano vicino all'Inter nell'estate 2020: "Mi è capitato di pensare a quando potevo andare all’Inter. Non l’ho mai accettato: non perché non sia una squadra forte, ma non mi reputavo felice al 100%. Ogni giorno se ne parlava. Sentivo il mio procuratore e i dubbi erano grandi. La montagna che non volevo scavalcare. La chiamata di Paolo Maldini ha cambiato tutto, mi ha fatto felice e ho detto: “O vado al Milan o resto al Brescia”. Me l’ha trasmesso mio papà, questo legame col Milan. Facevo colazione con la tazza rossonera di Gattuso e quando si è rotta ho costretto mia mamma a sistemarla pezzettino per pezzettino. Quando il trasferimento si è concretizzato, ho chiesto a Rino il permesso di indossare la sua n° 8".

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