Adriano Galliani è ufficialmente candidato alla presidenza della Federcalcio. Nella corsa al voto del 14 dicembre prossimo Assocalciatori e Assoallenatori hanno formalizzato il sostegno all'ex dirigente del Milan: le componenti tecniche che a giugno avevano votato Giovanni Malagò hanno optato per il cambio di rotta, sostenendo di aver raccolto le firme a sostegno di Galliani, attuale senatore di FI, "pronto - dichiarano - a condividere una aperta e progressiva visione federale nel percorso di riforme non più differibili".
L'attuale commissario straordinario, che sembrava vicinissimo ad aver il quorum della Lega di Serie A a sostegno della propria candidatura, non ha ancora raggiunto il risultato e continua la ricerca del sì di un undicesimo club. I nomi in lizza andranno ufficializzati entro il 4 novembre e suona quasi ironico che sia il giorno dedicato alla celebrazione della Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate. La situazione che si delinea intorno al futuro della Federcalcio ha infatti ben poco di unitario e molto di una condizione di aperta belligeranza, un cambio di scenario imprevedibile solo pochi mesi fa, quando l'elezione quasi plebiscitaria di Malagò aveva fatto intendere che il mondo del calcio fosse pronto a lavorare in una sola direzione. Se non tutto, molto è andato in pezzi, da allora. L'ex n.1 del Coni sembrava lanciato verso una facile riconferma anche dopo le tortuose vicende del tesseramento ma prima sono emerse le perplessità di alcuni club di serie A a spaccare l'unità della Lega, facendo emergere la figura di Galliani. Poi, a sostenere l'ex dirigente rossonero, che tra i club della massima serie non stava sfondando, si sono fatte avanti Aic e Aiac, definendo la loro iniziativa, "un'opportunità importante in termini di valori di scelta, per storia, esperienza e risultati sul campo ottenuti dal dirigente", affidandogli il pesante onere delle riforme, nonostante gli 82 anni compiuti a luglio.
Quelle riforme di cui Malagò si era fatto promotore ma che non ha avuto modo neanche di avviare, come ha affermato il presidente del Torino, Urbano Cairo, dopo aver annunciato di avere firmato per lui ("Gli ho dato la mia adesione"): "Eletto a giugno, c'è stata la scelta del ct, ad agosto un po' di vacanza, e siamo arrivati a settembre. Cosa poteva fare in quattro mesi, di cui due dedicati a difendersi dagli attacchi sul tesseramento, prima di essere commissariato?". Il presidente del Toro e di Rcs ha anche detto di non capire la candidatura di Galliani, che "non mi pare però stia riscuotendo grandi consensi".
Fatto sta che mentre l'ex dirigente del Milan è di fatto candidato, Malagò ancora non ha la certezza di un sostegno maggioritario. A creare l'impasse sarebbe stata anche una questione di doppie firme, con una società, pare il Como, che avrebbe deciso di appoggiare il commissario cambiando la scelta precedente, cosa che non è permessa. La caccia all'undicesimo voto darebbe quindi ancora aperta, anche se il tempo passa. E, al di là della candidatura, la sfida è anche cercare di raccogliere quanti più voti possibile tra le leghe, che sembrerebbero al momento intenzionate ad appoggiare la scelta della A, ma stanno alla finestra in una situazione del tutto fluida in cui tutto può cambiare con grande velocità. I contatti sono continui e intensi, sia tra i grandi elettori sia tra questi e gli eligendi, entrambi di grande esperienza e dotati di grandi capacità di persuasione per convogliare il consenso a loro favore. Non è però nemmeno esclusa una situazione di impasse, con un nuovo commissariamento, che non tutto vedono come uno spettro, anzi.