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INDIMENTICABILE

15 anni senza Maurizio Mosca: un vuoto incolmabile

Il 3 aprile del 2010 ci lasciava l'indimenticabile volto di tanti programmi sportivi di Mediaset

03 Apr 2025 - 09:09

Sono passati quindici anni dalla scomparsa di Maurizio Mosca, eppure la sua voce squillante, il suo inconfondibile entusiasmo e quel sorriso sornione sembrano ancora presenti. Era il 3 aprile 2010 quando ci lasciava un personaggio unico, un giornalista che aveva fatto della passione per il calcio, della provocazione e di un’energia travolgente il suo marchio di fabbrica. A distanza di un lustro e mezzo, il suo ricordo è ancora nitido, come un’eco di un’epoca in cui il giornalismo sportivo poteva essere anche puro spettacolo.

IL PRECURSORE DEL TALK SPORTIVO

Maurizio Mosca non era solo un cronista: era un fenomeno mediatico, un precursore del dibattito sportivo moderno. Con il suo celebre "Pendolino" – quel gesto scaramantico con cui agitava una penna per predire risultati improbabili – e le sue "bombe" di mercato sapeva catturare l’attenzione di tutti: dai tifosi più accaniti ai semplici curiosi, passando per colleghi che lo guardavano con un misto di ammirazione e perplessità. Amato da molti, criticato da alcuni, mai banale, trasformava ogni discussione in un evento, con quel suo stile fatto di ironia, eccessi e una genuina, incontenibile adorazione per il pallone.

La sua carriera televisiva è stata un viaggio attraverso alcuni dei programmi più iconici della TV italiana, quasi soprattutto a Mediaset. Lo ricordiamo a "Calciomania", poi a “L’Appello del Martedì”, dove già alla fine degli anni ’80 portava il suo carisma in format che mescolavano sport, intrattenimento e confronto diretto. Poi c’è stato “Guida al Campionato”, su Italia 1, dove le sue apparizioni al fianco di Sandro Piccinini prima e di Alberto Brandi poi, erano un appuntamento fisso per chi voleva un mix di analisi e intrattenimento all'ora di pranzo di domenica.
Come non citare poi “Controcampo”, altro palco che ha ospitato le sue performance memorabili, con scontri epici e battute che entravano nella leggenda? Senza dimenticare “Il Processo del Lunedì”, il programma di Aldo Biscardi che lo consacrò come volto simbolo di un’epoca, con le sue uscite teatrali e le discussioni infinite che tenevano incollati milioni di telespettatori.

IL CALCIO COME EMOZIONE

Maurizio Mosca era più di un giornalista: era un narratore, un istrione, un uomo che incarnava un calcio fatto di emozioni, litigi da bar e, perché no, qualche sana esagerazione. Le sue “bombe” di mercato – chi non ricorda trasferimenti impossibili annunciati con la sicurezza di un profeta? – erano un gioco, certo, ma anche un modo per tenere viva la fantasia dei tifosi.
Oggi, in un mondo sportivo sempre più dominato da dati e analisi fredde, ci manca quel suo approccio viscerale.

Quindici anni dopo, il vuoto che ha lasciato è ancora palpabile. Chissà cosa direbbe del calcio di oggi, delle sue stelle, dei suoi scandali, delle sue rivoluzioni. Probabilmente ci guarderebbe con quel ghigno divertito, agitando il Pendolino, pronto a lanciare l’ennesima previsione assurda.
Perché Maurizio Mosca non era solo un nome: era un simbolo, un pezzo di storia del nostro sport, un ricordo che non sbiadisce.

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