Umberto Ferrara ha fatto luce sulla questione a distanza di un anno dalla positività
Umberto Ferrara si è tenuto dentro tutto per oltre un anno, tuttavia l’ex preparatore atletico di Jannik Sinner non voleva muoversi prima che le autorità competenti avessero fatto il proprio corso. Ora che anche la WADA ha chiuso il procedimento a carico del 23enne di Sesto Pusteria squalificandolo per tre mesi, Ferrara ha deciso di parlare spiegando come quella positività al Clostebol sia stata realmente frutto di una distrazione, ma non tanto sua, quanto del fisioterapista Giacomo Naldi.
Perché Ferrara era perfettamente consapevole che il Trofodermin, che utilizzava da anni per una patologia cronica, conteneva il fantomatico Clostebol e per questo aveva avvisato il collega prima dell’eventuale utilizzo: “Non ho consegnato nulla a Naldi, gliene ho suggerito l’utilizzo poiché aveva un taglio a un dito che non cicatrizzava e rendeva complicato il suo lavoro - ha spiegato il preparatore in un'intervista a La Gazzetta dello Sport -. Fui molto chiaro nel comunicare a Naldi la natura del prodotto e la necessità che per nessuna ragione dovesse entrare in contatto con Jannik. Infatti ne ho consentito l’uso solo all’interno del mio bagno personale. Naldi non ha negato di essere stato informato, ma ha detto di non ricordare".
Non appena saputo della notizia della positività di Sinner, Ferrara non ha pensato immediatamente al Trofodermin e soprattutto che la contaminazione fosse frutto di un errore di Naldi, perché non sarebbe stato possibile che il fisioterapista avesse trattato il numero 1 al mondo senza guanti o comunque essersi lavato le mani dopo aver utilizzato lo spray in questione. "Non avrei mai pensato lo avesse trattato così, proprio per gli avvertimenti che gli avevo fornito e per le sue competenze - ha aggiunto Naldi -. Quando ho avuto la notizia della positività, ho percepito incredulità e stupore. Sentendo parlare di Clostebol, il collegamento con il Trofodermin è stato immediato. In poche ore abbiamo ricostruito i passaggi che hanno portato alla contaminazione di Jannik e ho fornito le prove dell’acquisto dello spray presso una farmacia di Bologna".
A distanza di un anno, Naldi ripenserebbe alle azioni da compiere, soprattutto alla luce di quanto sta accadendo ora che segue Matteo Berrettini: "Con il senno di poi è facile dire che non rifarei le stesse cose. Sicuramente, non farei più affidamento sul comportamento altrui. Mi ha fatto soffrire la superficialità, a volte aggravata dalla malafede, con cui molte persone hanno trattato la mia posizione all’interno della vicenda. Ho dovuto constatare che qualcuno ha scelto di attaccare la mia persona, riportando fatti e circostanze in modo superficiale, ignorando deliberatamente il contenuto della sentenza del Tribunale Indipendente, che ha ben determinato dinamiche e responsabilità individuali - ha concluso il tecnico -. Non mi hanno stupito le critiche ricevute da Matteo, dal momento che sono pervenute da quelle stesse persone (giornalisti e non solo) che hanno trattato con superficialità la vicenda. Matteo si è documentato e ha preso le decisioni che ha ritenuto migliori".