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PALLAVOLO

Julio Velasco Day, il commissario tecnico svela i segreti del successo azzurro: "Una squadra vince perché gioca meglio, non perché si è amici"

Il tecnico argentino è intervenuto nel corso dell'evento andato in scena a Pero 

di Marco Cangelli
04 Apr 2025 - 15:36
 © sportmediaset

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"Nello sport non si vince perché c'è un buon rapporto fra i giocatori di una squadra, ma perché semplicemente si ha giocato meglio degli altri". Parola di Julio Velasco che con la Nazionale femminile di volley femminile ha conquistato la scorsa estate l'oro alle Olimpiadi Estive di Parigi 2024. Un traguardo senza uguali, frutto del grande lavoro svolto dal tecnico argentino che ha saputo dare la svolta a un gruppo dalle grandi potenzialità, ma in passato aveva avuto difficoltà nel concretizzarle.

Gli insegnamenti vincenti sono stati riportati nel corso del "Julio Velasco Day", l’evento esclusivo dedicato a leadership e gestione del talento, organizzato da  Performance Strategies, brand di ROI Group, a Pero (Milano). Il commissario tecnico ha parlato davanti a una vasta platea di imprenditori e manager spiegando come le tattiche utilizzate in campo possano esser trasmesse anche in azienda. 

"Quando sento dire che si vince perché c'è lo spirito di squadra e domina l'amicizia, sinceramente mi stupisco. Per vincere non serve essere tutti amici, ma che tutti diano il meglio di sé perché soltanto prevenendo gli errori degli altri ci si può imporre - spiega Velasco -. Prendete il caso della pallavolo. Quando una giocatrice deve schiacciare, deve pensare di riuscire a superare il muro avversario, mentre le compagne devono già prepararsi a difendere qualora il tiro venisse murato. Se si dovesse ragionare soltanto nella logica dell'amicizia, allora non appena ci si trova di fronte a una schiacciatrice antipatica, non si farebbe più nulla e si perde. Chiaramente aver un gruppo compatto serve, ma si vince solo se si lavora per tirar fuori il gioco migliore".

Fondamentale è anche il modo di riuscire ad apportarsi con le giocatrici come con i dipendenti, puntando sempre a trovare il tasto giusto per scatenare il potenziale intrinseco. Per farlo bisogna scegliere le parole e i contesti giusti con cui approcciarsi al fine di ottenere il risultato richiesto: "Quando vuoi parlare di un cambiamento a una giocatrice, non puoi farlo in palestra dopo un allenamento, momento in cui si utilizzano in genere termini brevi e veloci per attivare qualcosa di già provato. Per questo è necessario farlo fuori dal campo, magari davanti a un caffè o una pizza - ricorda Velasco -. Banalmente quando ho iniziato ad allenare in Argentina, seguivo i bambini e a un certo punto il tecnico della prima squadra si è dimesso. Mi hanno chiesto di condurla io e, sinceramente, ho rifiutato perché preferivo rimanere con i più piccoli. Uno degli alti dirigenti della squadra mi ha quindi invitato in un ristorante fuori dal club e mi ha spiegato che, qualora non avessi accettato, avrei perso un treno che non sarebbe passato. Mi ha convinto, ma proprio perchè ha scelto il contesto giusto". 

In una giornata dove i consigli si sono sprecati, Velasco ha saputo trasmettere i suoi insegnamenti con arguzia, citando una serie di curiosi aneddoti che hanno richiamato l'attenzione dei presenti: "Quando sono andato ad allenare in Iran, per stimolare i miei giocatori, ho deciso di non parlare mai di Nazionale Italiana altrimenti sarebbe passato il concetto che parlavo soltanto di me - ha concluso il tecnico sudamericano -. Gli atleti mi hanno però segnalato che lì non c'era una mentalità professionistica a differenza dell'Italia e per questo non riuscivano a fare meglio. A quel punto ho chiesto loro se le moschee realizzate nel loro paese le avessero progettate i tedeschi visto che erano perfette e da quel momento non mi hanno più risposto, iniziando a concentrarsi sul miglioramento". 

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